26 febbraio 2006 In Europa si torna a parlare di protezionismo. Ma questa
volta, curiosamente, i paesi emergenti nei quali il basso costo della
manodopera permette
ai prodotti prezzi più che competitivi, non sono la causa dell’innalzamento
delle barricate volte a proteggere gli interessi nazionali. Riferendosi
alla mossa in chiave anti-Enel della compagnia statale Gaz de France
e all’analoga decisione adottata dal governo spagnolo per salvaguardare
il colosso iberico del gas Endesa dall’assalto dei tedeschi di
Eon, Giulio Tremonti, partecipando ad un convegno a Berlino, ha confessato
la sua preoccupazione per il pericolo che un continuo innalzamento
delle barriere protettive di ogni singolo Stato potrebbe causare all’Unione
Europea: «se continua questa corsa degli Stati nazionali, aumentano
le incognite e si rischia il blocco del mercato; come nell'agosto 1914,
quando nessuno voleva la guerra e poi il conflitto scoppiò».
Il ministro italiano dell’economia ho poi elogiato la legge sull’Opa
italiana «più aperta e liberale rispetto a quella degli
altri Paesi». Per completezza non va dimenticato che in precedenti
occasioni lo stesso ministro così come il neogovernatore della
Banca d’Italia, Mario Draghi, avevano espresso l’obiettivo
di rendere l’Opa del Bel Paese nel settore bancario meno aperta
alle incursioni straniere. Insomma, ragioni di mercato a parte, l’Europa
nonostante la moneta unica, si dimostra ancora lontana dall’effettiva
coesione economica: certo l’importanza del settore energetico è sicuramente
strategica, ma le tensioni fra gli stati per le possibili fusioni tra
aziende – che comunque comporterebbero opportunità di
crescita a livello europeo – dovrebbero venir quantomeno ridimensionate.
Ben venga allora la riflessione costruttiva auspicata da Tremonti sulle
attuali clausole dell’ordinamento europeo che finiranno, se non
migliorate, per regolare il futuro del Vecchio Continente. U.L. |